Emilia Romagna e i segreti del vivere bene

Emilia Romagna e i segreti del vivere bene

di Giuseppe Cerasa

 

Non tutto accade per caso. La vita e l’immagine di una Regione non possono ridursi ad un solo elemento enogastronomico. È corretto pensare che non si può racchiudere la storia culinaria della Sicilia in una cassata, la storia dell’Alto Adige in uno speck, della Campania in una pizza, della Calabria nella ‘nduia, del Lazio nella cacio e pepe, dell’Emilia Romagna nel tortellino o nella mortadella.

 

Naturalmente c’è di più, c’è anche di meglio, di sicuro c’è qualcosa di più complesso. Prendiamo Massimo Bottura, modenese, cuoco simbolo dell’Italia contemporanea, lo chef che rappresenta in questo momento il Made in Italy nel mondo meglio di ogni altro. Dopo la bellissima lezione milanese di Culinaria con centinaia di persone assiepate per ascoltarlo, mi ha confessato: “Sai, quel giorno ho rischiato, ho mirato alto costringendo tanti cuochi, e non solo, a seguire il mio pensiero gastronomico che volava da Piero della Francesca a Michelangelo Pistoletto.”

 

A Bottura è andata bene. La sua performance è stata applauditissima, ma forse questa capacità di mixare il sacro e il profano, la cultura e il maneggiare bene le pentole, il saper scegliere bene i prodotti, il voler fare una cucina di altissima levatura ma di territorio, il tutto come un eterno e sconfinante processo culturale, forse in questo sta uno dei segreti del suo successo mondiale.

 

Nella storia di oggi di Massimo Bottura è racchiusa la chiave della bellissima parabola della cucina emiliano-romagnola. Una storia che affonda le radici nel passato ma che guarda al futuro con orgoglio e passione inalterati. Bologna dotta e ghiotta ha riempito i libri di scuola e l’immaginario collettivo dell’Italia che usciva dalla guerra. Adesso Bologna e l’intera Emilia Romagna sono al centro di processi innovativi d’avanguardia che vanno osservati, analizzati e amati nel loro insieme. Ecco perché abbiamo voluto allargare il raggio di azione e di osservazione della Guida, proprio partendo da Bologna e non trascurando, colpevolmente, tutto quello che le ruota attorno. Ecco perché accanto ai tortellini più buoni d’Italia, alle lasagne, alle piadine, ai salumi, agli aceti, ai vini, abbiamo tirato dentro la Guida storie che parlano di eccellenze, nel mondo dell’accoglienza, del tempo libero, della cultura, dalla storia, della cultura materiale, raccontando personaggi che negli anni si sono battuti per fare dell’Emilia Romagna luogo di passioni, di solide tradizioni ma anche di invitanti sperimentazioni.

 

La Guida di Repubblica non dà voti, ma racconta storie, rispetta chi sta in cucina o in sala o dietro il banco di un negozio gourmet e preferisce esaltare, quando ci sono, le caratteristiche, l’inventiva, il coraggio
di chi lavora nel mondo dell’enogastronomia, tenendo in piedi e dando lustro ad un comparto produttivo, di bellezza e di qualità che il pianeta intero ci invidia.

 

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