Odori di Calabria. Regione da amare

Odori di Calabria. Regione da amare

di Giuseppe Cerasa

 

Cosa ha in comune la Calabria con il deserto di Atacama in Cile, con Zermatt in Svizzera, con Dubrovnik in Croazia, con il Gran Teton National Park in Wyoming, con Tijuana in Messico? Cosa hanno a che fare Reggio e Cosenza con Amburgo e Detroit?

 

Storie disomogenee, mondi separati, culture e popoli assolutamente non comparabili. Eppure un prestigioso giornale americano, il New York Times, li ha messi insieme nella stessa classifica dei 52 posti che meritano di essere visti nel mondo durante il 2017.

 

Bel colpo per una regione troppo spesso bistrattata, a volte piegata a poteri criminali senza scrupoli, spesso oggetto di speculazioni selvagge, ma nonostante tutto portatrice di eccezionali messaggi di bellezza. Che sanno di unicità e di autenticità, che portano i visitatori a soffermarsi ad ammirare i bronzi e a dormire tra le rocce di Scilla in attesa dell’imbarco per la Sicilia. Oppure a gustare la squisitezza dei funghi della Sila e dell’Aspromonte, degli agrumi che continuano nonostante tutto a invadere i mercati d’Europa, e quei salumi, quella ‘nduja, quel peperoncino di lungavita, quel pesce, quegli accenti, quelle storie di genti, di migrazioni, di resistenze, di ritorni, di contemporaneità.

 

Ecco, il New York Times nella sua classifica cerca luoghi insoliti, un po’ come facciamo noi con le nostre edizioni delle guide di Repubblica, che ormai hanno quasi coperto l’intero territorio nazionale. Le bellezze e la storia della Calabria, celebrate in questo volume, permettono di avvicinarci alla meta finale di avere una guida per ogni regione, cosa che avverrà entro l’inizio dell’estate. Anche noi siamo andati alla ricerca del bello, del genuino, dell’inedito e abbiamo scoperto luoghi in questo nostro giro di Calabria che neanche ci aspettavamo.

 

Luoghi antichi, ma assolutamente proiettati nella storia dell’attualità, ristoranti che sperimentano nuove formule senza dimenticare l’ancoraggio con la propria origine, produttori di vini che affrontano i mercati a testa alta. E poi abbiamo scoperto tanti tesori da difendere e valorizzare, al di là dei luoghi comuni, abbiamo capito perché Antonio Abbruzzino, chef che tutti guardano con grande interesse, abbia deciso di sottolineare che nel suo ristorante di Catanzaro si fa “Alta cucina locale”. Abbiamo scoperto perché Natale Pallone a Isola di Capo Rizzuto passa intere ore a coltivare il suo orto biologico per dare credibilità all’insegna del suo locale che non a caso si chiama Ruris, che in latino significa podere, campagna. Luogo di bellezze, sperimentazioni e genuinità.

 

Ed è questo lo scopo della Guida di Repubblica: raccontare il bello e il buono della Calabria, terra da riscoprire, da amare, da consacrare sull’altare dell’ottima cucina che affonda le proprie origini in un passato sempre più riconoscibile per proiettarlo nel firmamento gastronomico italiano.

 

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