Piemonte, la cultura del vivere bene

Piemonte, la cultura del vivere bene

di Giuseppe Cerasa e Pier Paolo Luciano

Ed eccoci al Piemonte, dove tutto è cominciato. La terra che ha dato i natali ai primi cacciatori del buon gusto italico, ai selezionatori dei sensi, ai guru dell’olfatto. Che quando dici Piemonte pensi subito ai grandi vini, ai Barbaresco, ai Barolo, oppure agli immensi profumi del tartufo bianco, ai record di Alba, pensi al plin, al vitello tonnato, alla carne fassone, a quelle tartare che hanno invaso le tavole gourmet d’Italia.

E pensi alla storia che è partita da quelle colline innevate, da quella diffusa università dell’enogastronomia. Il Piemonte è una delle regioni italiane più adatte ad essere raccontate sotto il profilo della ricerca ma anche delle tradizioni del gusto, è una regione solida, affascinante, in grado di riservare sorprese a non finire. Una regione che sbalordisce e rassicura allo stesso tempo, dove la campagna non si è ancorata alla ripetizione sperimentata di riti consolidati, ma che da tantissimo tempo ha imboccato la strada delle innovazioni e della ricerca di nuove vie di mercati sempre più affascinati da un modo di essere, di produrre materie prime e di rappresentare pezzi importanti d’Italia nel mondo.

Questa nuova edizione della Guida di Repubblica, allargata a tutta la regione, è una scommessa, un tentativo di mettere insieme il bello e il buono che l’intero Piemonte riesce a raccontare. Abbiamo inserito tanti nuovi indirizzi, nuove sezioni, abbiamo deciso di parlare anche di sci, di campi da golf, di parchi, di sagre, di mercati, di b&b. di agriturismi, di ricette dei più grandi e significativi chef, di spa, insomma di tutto ciò che riconduce alla cultura materiale che fa dell’Italia un Paese unico. Ma abbiamo anche allargato il raggio delle nostre esplorazioni inserendo centinaia di nuovi indirizzi che potranno adesso essere valutati dai nostri lettori. E tutto questo in linea con l’ultimo riconoscimento a una terra ricca di tradizione culinaria e di materie prime arrivato dagli organizzatori del “Bocuse d’Or”, le Olimpiadi dei cuochi.

Nel 2018 Torino ospiterà la finale europea di quello che a tutti gli effetti è il campionato del mondo degli chef. E sarà la prima volta che il premio inventato dal grande chef francese sceglie l’Italia come Paese ospitante. D’altronde “Carlin” Petrini, fondatore di Slow Food e inventore del Salone del gusto, parla da tempo di Torino come una delle capitali del cibo.

E in fondo gli ingredienti ci sono tutti. A cominciare da una ricca tradizione culinaria che la scoperta della vocazione turistica ha arricchito e perfezionato, partendo dai ristoranti di Torino e spingendosi fino alle Langhe. Già, le Langhe. Queste colline amate e raccontate da Pavese e Fenoglio sono diventate, lo ripetiamo, le terre di grandi vini come il Barolo e Barbaresco, bottiglie che in buona parte prendono ogni anno la strada dell’estero  e che contribuiscono in modo sensibile alla voce export dell’economia regionale.
E poi lo spumante di cui Asti e Canelli restano due capitali indiscusse. E ancora, la tradizione dei vermut, esportata in tutto il mondo grazie a un nome come Martini.

Sono tanti gli atout che il Piemonte ha nel campo agroalimentare. E anche in quello culinario che consacrano al top dell’Italia una terra di ristoranti di prim’ordine e di prodotti eccellenti che adesso vengono raccolti e raccontati da questa guida che in oltre 500 pagine diventa un valido strumento per andare a caccia di tradizione e innovazione tra i fornelli e nelle cantine. Scoprendo tipologie diverse di ristorazione, dalla piola al ristorante gourmet, tutti uniti dalla stessa vocazione: la qualità degli ingredienti, impastata, è il caso di dirlo, con una buona dose di passione e di creatività.

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