Campania alla scoperta dei tesori della regione tra passato e presente

Campania alla scoperta dei tesori della regione tra passato e presente

di Giuseppe Cerasa

Nel mettere mano alla nuova edizione della Guida di Repubblica siamo partiti da una certezza e abbiamo tentato di rispondere ad alcuni interrogativi. La certezza è che l’evoluzione naturale delle cose ha impedito di affidare la sintesi del nostro lavoro ad una generica formula di Guida dei Ristoranti della Campania. In passato ha funzionato, da quest’anno non più. Il nostro obbiettivo è allargare costantemente il raggio di interesse della guida, arrivando in tutte le aree più significative della regione, raccontando storie, personaggi, piatti, vini, olii ma non solo. Ciò che da ora in poi ci interessa fare emergere sono le bellezze di un intero territorio, immense o qualche volta dimenticate e offese. I punti di incontro di una cultura millenaria, non solo legata all’agroalimentare ma anche alle sue più antiche tradizioni, alla storia recente con i tentativi a volte riusciti di battere i pregiudizi e le assuefazioni e puntare sulle autentiche ricchezze del territorio.

È un cammino che inizia quest’anno e che andrà avanti in futuro, passando per i momenti più significativi delle tradizioni popolari alla valorizzazione dei Made in Naples e in Campania, con i suoi coralli, la sua ceramica, i tessuti, le acque, i dolci, il meglio dei suoi comparti produttivi. Di tutto questo troverete qualche traccia nella guida che avete in mano ma sicuramente sarà un cammino che parte adesso e che attraverserà modalità e livelli di pensiero ulteriori  in grado di proiettare la Campania sul campo del turismo mondiale non facendo più o soltanto ricorso a strumenti che a volte hanno a che fare con gli stereotipi.

E allora il tema è (qui partono i nostri interrogativi): si ritiene possibile che la Campania si tolga  da dosso il marchio infamante della terra dei fuochi? È possibile che si ponga al centro di sistemi produttivi innovativi e antichi nello stesso tempo vestendo una volta per tutte i panni di regina della dieta mediterranea? È possibile proseguire sulla strada della valorizzazione (materiale e immateriale) dei propri siti culturali allargando ulteriormente i confini protettivi dell’Unesco? È possibile puntare su itinerari di sviluppo differenziati rispetto a quelli classici trovando anche nel turismo religioso forti motivi di sicura attrazione?

Noi rispondiamo che è possibile e che tutto questo si può tranquillamente aggiungere a quello che nell’immaginario fa pensare alla Campania come ad una terra benedetta per il suo mare, per le sue coste, per i suoi monumenti per la sua storia millenaria, per la sua arte, per i misteri della sua conformazione naturale e per il suo ricchissimo patrimonio enogastronomico. Ed ecco perché  per la prima volta noi tentiamo una provocazione e ci mettiamo nei panni di un visitatore che accanto a tutto questo ha voglia di scoprire a Napoli e in Campania il meglio dei profumi, dei sapori e dei piaceri (da qui il nome della nuova versione della Guida) che sono un po’ come il marchio di fabbrica della Regione. La nostra sfida-provocazione è stata dunque iniziare la carrellata dei consigli e delle schede dando spazio alle migliori pizzerie della regione, per poi passare ai bar e pasticcerie (chi osa mettere in discussione che il caffè che si gusta a Napoli è il migliore del mondo?).

E poi di seguito siamo andati avanti con la nostra formula collaudata e approfondita non tralasciando nulla o quasi (ci sarà sempre la prossima edizione per migliorare e eliminare gli errori) di quanto è legato alla storia culinaria e gastronomica della Regione, con una chicca finale. Abbiamo affidato ad una decina di cuoche per caso la difesa della memoria dei più celebri piatti campani con una sezione apposita, dando la stessa rilevanza di grandi chef.

Ed è così che vi auguriamo buona lettura e buon appetito.

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